

Il Goal 17 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite mira rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare i partenariati mondiali per lo sviluppo sostenibile. In altre parole, perché i precedenti 16 obiettivi abbiano successo, l’ultimo Goal richiede che governi, settore privato e società civile operino insieme e in sinergia grazie a collaborazioni inclusive, costruite su principi e valori condivisi, su visione e obiettivi comuni, affinché le persone e il pianeta siano al centro dell’interesse globale, regionale, nazionale e locale. Al fine di sollecitare, reindirizzare e liberare il potere trasformativo della comunità, è necessaria un’azione urgente per realizzare gli Obiettivi di Sviluppo per cui l’SDG 17 promuove la nascita di un’Alleanza mondiale per lo sviluppo sostenibile, attraverso la mobilitazione e lo scambio di conoscenze, capacità tecniche, tecnologie e risorse finanziarie tra tutti gli attori. A tal proposito, i diciannove principali target elaborati per il raggiungimento del Goal sono articolati e suddivisi per categorie contemplando: Finanza, Tecnologia, Costruzione di Competenze e Capacità, Commercio e Questioni sistemiche a loro volta articolate in Coerenza politica e istituzionale, Partenariati Multilaterali e Meccanismi coordinati per la raccolta dati, il monitoraggio e la responsabilità. I partenariati multilaterali e globali, già messi alla prova da scarse risorse finanziarie, tensioni commerciali, ostacoli tecnologici e mancanza di dati, sono stati ulteriormente intaccati dalla pandemia COVID-19 che ha inflitto uno shock senza precedenti al sistema globale. Tuttavia, se da un lato la pandemia ha sovvertito la quotidianità degli individui e le politiche governative degli Stati, dall’altro essa ha focalizzato l’attenzione sul ruolo cruciale delle partnership globali in quanto risposta comune e concordata per affrontare le crisi sanitarie, economiche e ambientali aggravate e parallele, presentandosi per molti come un’occasione per ripensare e riassestare i modelli di sviluppo sino ad ora vigenti.
Stando al rapporto ONU, gli impatti fiscali della pandemia stanno causando una crisi storicamente inedita per l’economia globale, ormai inestricabilmente interconnessa, limitando per molti Paesi lo spazio fiscale e politico per intervenire con investimenti chiave per ripresa tra cui l’accesso ai vaccini e le misure legate alla mitigazione dei cambiamenti climatici. A livello finanziario si stima che nel 2020 i flussi globali, sia sul piano pubblico sia sul piano privato, siano stati sottoposti a forti pressioni con una diminuzione del 40% per la prima volta dal 2005. Nonostante la pandemia COVID-19, i flussi di rimesse verso Paesi a basso e medio reddito hanno registrato una diminuzione del solo 1,6% rispetto al 2019. Alla fine del 2020, sono inoltre aumentati i trattati bilaterali di investimento tra i paesi meno sviluppati e le economie in via di sviluppo. Per quanto riguarda il settore tecnologia sussiste ancora un ampio divario digitale tra le regioni del Mondo, mentre migliori sono stati gli indici di investimento sulla costruzione di competenze e capacità (capacity building) specialmente negli ambiti inerenti a politica energetica, pubblica amministrazione e finanza. Stabili invece i dati circa il commercio, con medie tariffarie globali ferme intorno al 2%. Poco soddisfacenti infine i dati circa lo sviluppo dei modelli sistema-Paese (raccolta dati, monitoraggio e responsabilità): su 114 Paesi che forniscono o ricevono cooperazione allo sviluppo, meno della metà ha segnalato progressi complessivi verso il rafforzamento dei partenariati multi-stakeholder per lo sviluppo.
Il rapporto EU circa il raggiungimento del Goal 17 afferma che i progressi dell’UE nelle aree monitorate sono stati fortemente influenzati dalla pandemia di COVID-19: da un lato i partenariati globali hanno subito inflessioni significative rispetto la serie storica analizzata, dall’altro la governance finanziaria interna all’UE vacilla nel 2020 a causa dell’aumento del divario debito/PIL tra gli Stati Membri in risposta alla lotta alla pandemia. Più nello specifico il rapporto Eurostat si declina su tre fronti: Partenariati Globali, Governance Finanziaria interna e Accesso alla tecnologia. Per quanto riguarda la prima categoria, l’UE si colloca ancora tra i maggiori “donor” a livello globale con quasi 70 miliardi di investimenti, ma con una diminuzione del 3% rispetto l’anno precedente. Il ruolo di primo piano che l’UE si è ritagliata come investitore globale ha come contrappeso la necessità di mantenere al suo interno una stabilità finanziaria tra i suoi Membri: a seguito della crisi Covid-19 e della relativa spesa pubblica, il rapporto debito/PIL complessivo dell’UE è aumentato notevolmente nel 2020, raggiungendo il 90,6% e dunque superando di gran lunga il limite del 60% previsto dal TFUE. Migliori sono invece i risultati circa l’accesso alla tecnologia con una copertura del consumo domestico del 59,3%.
Secondo il Rapporto ASviS 2021, la situazione italiana è poco soddisfacente. Il Rapporto mette in luce il ruolo di primo piano che l’Italia è stata chiamata a giocare a livello internazionale nel 2021, da un lato con la presidenza del G20 e dall’altro con la co-presidenza di Cop26, ma ne rileva anche le criticità. Contrasta infatti con suddetto protagonismo, il disimpegno del Paese (per il terzo anno consecutivo) rispetto all’Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps), che si attesta, secondo i dati preliminari per il 2020, allo 0,22% sul reddito nazionale lordo, allontanandosi dalla quota dello 0,7% da raggiungere entro il 2030. In generale, secondo ASviS, andrebbe resa più intellegibile la trasversalità dei principi dello sviluppo sostenibile, fondati sul rispetto dei diritti umani, quale quadro di riferimento per tutte le azioni di cooperazione delle diverse istituzioni, declinando i principi in maniera più precisa con scelte programmatiche chiare in termini di priorità. ASviS propone dunque una serie di iniziative per far avvicinare l’Italia al raggiungimento dell’obiettivo 17, tra le quali: introdurre nella legislazione italiana un preciso vincolo per il raggiungimento dello 0,7% per l’Aiuto pubblico allo sviluppo entro il 2030; impegnare l’Italia, a livello internazionale, per la cancellazione del debito dei Paesi a più basso reddito e per la ristrutturazione di quello dei Paesi che possono sostenere una riconversione, vincolando a questi principi anche i creditori privati; definire una scelta di coerenza sul rapporto tra le politiche di cooperazione e quelle di commercio internazionale, investimenti esteri, migrazioni, sicurezza alimentare, ambiente, finanza e sicurezza militare, valutando gli spillover effect delle politiche italiane sui Paesi partner; rispettare a livello europeo i diritti umani garantiti dai trattati internazionali nei confronti di rifugiati e migranti e riaprire il dialogo internazionale sul Global compact for migration.