

In questa quinta tappa del viaggio alla scoperta del cambiamento, i cerchi concentrici che costituiscono l’Asia ci vengono in aiuto nel tracciare il percorso da seguire.
Per spostarci in Asia meridionale basta seguire il solco degli “Stan” che ci porta ad esplorare il popoloso “sub-continente” indiano. A livello geografico infatti, l’Asia meridionale si culla a sud tra le acque del Mare Arabico e quelle del Golfo del Bengala mentre a nord, è protetta dall’imperiosa catena dell’Himalaya. Il grande triangolo di terra è la casa dell’antica civiltà della valle dell’Indo da cui nacque la tradizione religiosa vedica, all’origine, quest’ultima, dell’Induismo. Ma l’Asia meridionale è anche la casa del Buddha, è la seconda casa dell’Islam ed ha recepito anche il Cristianesimo, questi ultimi arrivati nel sub-continente “dall’esterno”: mentre gli insediamenti turchi arrivano nella regione intorno al IX secolo d.C. dando vita ai successivi grandi Sultanati, la tradizione cristiana raggiunge il sub-continente nei secoli della colonizzazione occidentale.
I racconti di viaggio in Asia meridionale narrano di una regione del tutto peculiare, in cui mistica e realtà, esoterismo, contemplazione e filosofia convivono in un mondo eterogeneo e variegato.
Guardare all’Asia meridionale come un “Nirvana” pacifico e filosofico, potrebbe tuttavia fuorviare il giudizio del viaggiatore, ammaliato dalla quantità infinita di racconti, di storie e di vite che compongono una regione così popolosa.
Non ci si dimentichi infatti che la regione è composta dalle Potenze “emergenti”, non solo in termini economici, ma anche politici, organizzate nella Associazione dell’Asia del Sud per la cooperazione regionale, composta da otto Stati, di cui due potenze nucleari, non sempre in armonioso accordo tra loro.
Come per la vicina Asia centrale, anche i paesi del sub-continente si trovano a dover confrontarsi con gli MDG del decennio scorso ed anche in questo caso, i progressi, oltre ad essere stati altalenanti, sono stati in parte ridimensionati dagli obiettivi del 2030. Ciò non toglie, tuttavia, che le dinamiche di sviluppo e cooperazione debbano essere date per scontate, anzi. Nonostante gli impegni assunti anche dai paesi dell’Asia meridionale nel raggiungimento degli SDG entro il 2030, il viaggiatore non si lasci scappare l’occasione di guardare “attraverso” questo peculiare panorama.
Da lungo tempo, l’Asia meridionale è vittima di grandi e complessi paradossi che la Storia ha alimentato senza tuttavia riuscire a districare. Le grandi potenzialità economiche, naturali e sociali di un territorio così vario, sembrano restare intrappolate in contraddizioni, conflitti politici e sociali che si scontrano con un vigoroso ed energico desiderio di rivalsa rivolto allo sviluppo ed alla crescita d’influenza geopolitica.
La regione spinge infatti su strategie di sviluppo caratterizzate da un pragmatismo economico che possa trasversalmente agire come motore trainante per la crescita sociale e politica.
Nel panorama internazionale, paesi come l’India, il Pakistan, lo Sri Lanka, l’Afghanistan (anello di congiunzione nella nostra lettura tra i due cerchi concentrici dell’Asia centrale e meridionale) contano sia per la rinnovata influenza economica, sia e soprattutto in termini geopolitici. Perché se un tempo sono stati destinatari di una cooperazione di tipo assistenziale e finanziaria, oggi giocano quasi alla pari sullo stesso scacchiere mondiale, tentando di guadagnare un ruolo di “influenza” prioritario nei dettami delle politiche regionali ed internazionali.
Il “quasi alla pari” non deve tuttavia lasciar sottovalutare la portata degli interessi di ognuno e ciascuno. Non sarebbe sorprendente infatti incontrare qualche obiezione da parte di alcuni dei Paesi della regione rispetto gli ambiziosi obiettivi di sviluppo, proprio considerando le molteplici sfumature di una realtà così composita.
Come avvenuto al Buddha (il cui significato è l’“Illuminato, Risvegliato”), molti dei paesi dell’Asia meridionale si sono “risvegliati” prendendo consapevolezza delle potenzialità di cui vogliono essere autonomi detentori. Lo sviluppo del sub-continente ha subito cambiamenti di portata epocale nel tempo; se da un lato tali mutamenti hanno determinato il perpetuarsi di contraddizioni e paradossi interni, dall’altro hanno motivato ulteriormente le aspirazioni di crescita di ognuno dei protagonisti della regione. E se le voci dell’Asia meridionale non trovano interlocutori capaci di comprenderne la moltitudine di istanze, quelle contraddizioni difficilmente potranno dissolversi entro il 2030.